MOTO PERPETUO

MOTO PERPETUO

La Locanda di Piero racconta in un libro i suoi primi 25 anni…

C’È SOCRATE NEI SUOI PIATTI

In tempi di starchef che imperversano sui giornali e nelle televisioni – ogni programma ne ha uno, hanno perfino preso il posto di “Canzonissima” alla Lotteria di Capodanno – e in tempi di cuochi che hanno sostituito astronauti, attori e calciatori nei sogni dei bambini, è raro trovarne uno che a cinquant’anni e passa afferma di sentirsi ancora uno stagista. Intendiamoci, Renato Rizzardi non lo è, perché ha un bagaglio rilevante di cultura e di esperienze.

Le ha maturate al di qua e al di là dell’Altantico: ha girato molte cucine, magari finendo le giornate aggrappato al banco per rimanere in piedi e con le mani tagliate dal troppo lavoro. Ma non ha mollato. Mai. Ha inseguito il suo sogno, rinunciando a diventare ingegnere navale; ha fatto indigestione di libri, ha affinato le sue qualità, ha dimostrato tenacia anche nelle avversità. Che pure non gli sono mancate. Ma s’è rialzato e non s’è scoraggiato.

Se già a 25 anni è stato nominato “Master chef della California” – altro che televisione, lui è una persona e non un
personaggio – un motivo ci sarà. Eccolo: è sempre l’atteggiamento che conta nella vita. Il suo “mi sento uno stagista” riflette il “so di non sapere” di Socrate. Come dire: c’è sempre da imparare. La celebre frase porta a galla la fiducia nella ragione e il desiderio di conoscenza che devono spingerci avanti ogni giorno, a qualsiasi età e in ogni situazione (tant’è vero che quelle parole Socrate le pronunciò in un momento critico della sua vita, durante l’ingiusto processo in cui fu condannato a morte: insomma, poteva avere altro cui pensare…). Sono qualità che ci faranno sentire giovani e pieni di vita anche a novant’anni anni.

Non è questione di entusiasmo. E quello pure c’è, perché Renato è una persona dal sorriso aperto, in “moto perpetuo”, sempre alla ricerca della perfezione e della soddisfazione lavorativa. È invece la capacità di capire, come sosteneva Giorgio Gaber, filosofo contemporaneo e non solo cantante, che “dobbiamo abbandonare il nostro appassionato pessimismo per trovare finalmente l’audacia di frequentare il futuro con gioia”.

Lui ha maturato questo atteggiamento, trovando in Sergio Olivetti un partner (nel lavoro e nella vita) che ha
condiviso la sua filosofia. E quello che in loro può apparire come basso profilo, understatement – che già non è poco in un mondo che urla – in realtà è l’unica ricetta che assicura alti risultati, perché gli ingredienti sono signorilità e modestia.

Antonio Di Lorenzo